Repubblica parla di Aero Club Milano

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Da Repubblica del 28/01/2019 – di Lucia Tironi

Rinata la scuola di volo dell’Aero club Milano “Formiamo i piloti di linea”

Soci quasi triplicati in due anni, ventidue i piccoli aerei a disposizione Lo scalo è aperto 361 giorni all’anno: in 10 minuti si è
sopra il lago di Como « In questi due anni abbiamo risanato i conti e iniziato a cambiare le cose che non andavano. Ora vorrei far diventare l’Aero club Milano la scuola di volo più importante d’Italia » . È l’auspicio di Antonio Giuffrida, avvocato specializzato nella risoluzione di crisi aziendali e nella creazione e sviluppo di impresa, che dal 2016 riveste anche la carica onoraria di presidente dello storico club con sede a Bresso, uno dei più antichi d’Italia, fondato nel 1926. Nel giro di due anni la situazione è in effetti molto cambiata, a partire dai numeri degli iscritti, passati da 120 a 320 soci. E gli allievi della scuola piloti sono diventati sessanta: l’organismo rilascia diversi tipi di licenze, da quella per aviatori privati, che prevede un percorso di 7 mesi per ottenere il brevetto (al costo di 14mila euro), a quella per piloti commerciali e di linea, che grazie a un accordo con l’Aero club hanno la possibilità di essere reclutati direttamente dalla Air Dolomiti.
E c’è infine la scuola di volo acrobatico. In tutta Italia se ne contano solo altre due. Bresso può vantare anche diversi soci titolati: tra questi, ad esempio, Lorenzo Uboldi, campione italiano nella categoria Sportsman, e Francesco Adorisio, campione nella categoria intermedia. Da mesi però le squadre di volo italiane non possono partecipare alle gare. Tutta l’attività sportiva dei 140 aero club nazionali, compreso quello di Milano, è bloccata dalla nomina congelata del presidente dell’Aero club d’Italia, l’ex senatore Giuseppe Leoni, il “ barone verde”, uno dei fondatori della Lega nord, rieletto alla guida dell’AeCi a giugno 2017, nonostante la condanna a tre anni del 2016 per peculato. Il governo Gentiloni il 2 gennaio 2018 aveva disposto il commissariamento dell’ente pubblico, sostenendo che Leoni aveva superato il limite dei tre mandati elettivi. Ma il 4 gennaio il Tar del Lazio ha dato ragione a Leoni, che nel frattempo aveva fatto ricorso, sostenendo che i periodi di commissariamento affidati negli anni all’ex senatore leghista non potevano sommarsi ai periodi di effettiva presidenza. Dunque? «Leoni non demorde, vuole tornare nonostante tutto, vanificando l’ottimo lavoro fatto nel frattempo dal commissario Pierluigi Matera che era riuscito a riformare e ridare credibilità all’ente » spiega Giuffrida, che alcune settimane fa ha scritto una lunga lettera al ministro dei trasporti Danilo Toninelli chiedendo che la nomina di Leoni non ottenga il via libera e che si proceda a nuove elezioni «perché Leoni non ha più i requisiti di onorabilità previsti dallo statuto del Coni». L’ex senatore leghista tuttavia contesta l’accusa di peculato e non ha nessuna intenzione di farsi da parte: «Sono stato io a cambiare lo statuto dell’ente, rendendo gratuita la carica di presidente e rinunciando così a 200mila euro lordi di compensi.
Non ho mai intascato nulla. Evidentemente volevano farmi fuori».
Tra i ventidue velivoli della flotta dell’Aero club a disposizione dei soci c’è anche un Cessna 182, datato 1969. Quest’anno compie cinquant’anni, un po’ troppi? « Gli aerei sono fatti per durare, non sono come le macchine » risponde il pilota Luca Salvadori. I Cessna sono considerati le “mamme di tutti gli aerei” perché da qui cominciano quasi tutti i piloti, e l’Aero club li utilizza per i voli cosiddetti “ introduttivi”: durano 20 minuti e al costo di 99 euro hanno lo scopo non solo di far provare l’ebbrezza del volo a chiunque sia interessato ma anche, eventualmente, di reclutare a scuola nuovi aspiranti piloti.
Lo scalo è dotato anche di una piccola torre di controllo che gestisce l’andirivieni. Anche questo è un valore aggiunto dell’Aero club milanese: «Non tutte le aviosuperfici ce l’hanno. È un servizio in più che offriamo, mettendo a disposizione tre dipendenti con decine di anni di esperienza che garantiscono l’apertura dello scalo 361 giorni l’anno » spiega Giuffrida. Da poco più di un mese ci lavora anche Fabio Negrato, 21 anni, che qui ha avuto il suo primo contratto di lavoro regolare, utile anche per
affrontare le spese della scuola di volo che frequenta.
La pista è lunga 1,8 chilometri, salendo in volo a quota 600 metri, in meno di dieci minuti si arriva sopra il lago di Como, e la vista spazia fino alla Grigna e ai laghi del Lecchese, con un cielo limpido, senza le foschie di quello milanese. Da lì il ritorno prevede il passaggio sopra il parco Nord Milano: «Il parco — conclude Giuffrida — esiste anche grazie allo scalo che nei decenni ha impedito i tentativi di speculazioni edilizie. E così resterà».