Aero Club Milano - Avventure di Volo
 

Libia 2002

Di Salvatore Tasca

 

Domenica, 5 maggio 2002.

Eccoci finalmente, è arrivato il tanto desiderato giorno, si parte.

Purtroppo al tour non sono potuti venire il mitico Mario Battistello detto l’Africano (del continente nero gli manca ancora di poter posare le ruote sulla "Felix Libia") bloccato per problemi di visto.

Il consolato richiede due pagine libere per poter apporre visto e traduzione in arabo e ovviamente sul passaporto dell’africano non c’era un solo centimetro libero.

Camozzi invece ha avuto noie al motore del suo Cessna 337 e le riparazioni lo hanno bloccato a Bresso.

Andrea, Guido e Paolino invece partono, col Cessna 210 (I-MAMI) di Guido, da Treviso.

Decidiamo un "rendez-vous" per il giorno seguente.

Completata la "giornaliera" al SF260 (I-ISAH) ed il caricamento del bagaglio, chiediamo via radio, visto che la meteo non è delle migliori, il parere dell’insostituibile Agostino Arosio.

La risposta giunge con la solita raccomandazione "…si dovrebbe passare. Comunque ragazzi state sempre pronti a girare il ciuccio e tornare: d’accordo?"

E così nella più completa incredulità da parte dei pochi presenti, Gavazzi ed io decidiamo di partire.

Decolliamo alle 10.14 di domenica 5 maggio con piano di volo per Cagliari.

Lo slalom tra le nuvole inizia subito dopo il decollo, e per poter passare gli Appennini siamo costretti a passare salendo molto ad est del VOR di Genova, seguiti dalla torre di Genova, sino a 8500 piedi.

Troviamo da 25 a 30 nodi di vento contrario da sud ovest che non ci molla sino a Cap Corse (Corsica), dove osservando il mare più calmo ad est dell’isola decidiamo di scendere a 3500 piedi, e di passare dal lato orientale della Corsica.

La mossa si rivela azzeccata, ed infatti passiamo da 135 Kt a 165 Kt di Ground-Speed, comunque non sufficienti a recuperare quanto perso in precedenza. Decidiamo così di atterrare a Figari per rifornire il nostro SF260.

A terra, acceso il cellulare, trovo un sms che ci avvisa che l’I-MAMI pernotterà a Malta. Siamo indecisi se raggiungerli o, pur non avendo l’autorizzazione ad atterrarci, proseguire per la Tunisia, costeggiando la Sardegna per evitare lunghe tratte in mare aperto.

Scegliamo la seconda soluzione, quindi facciamo il piano di volo per Monastir (Tunisia), con l’accordo che, una volta in contatto con Tunisi Approach, avremmo chiesto le necessarie autorizzazioni. In caso negativo gioco forza avremmo dirottato su Malta.

Alle 14:13 decolliamo da Figari. Arrivati in corrispondenza del punto MINKA (circa a metà strada tra Olbia ed Alghero), le nuvole tornano dapprima a far capolino e poi, sempre più opprimenti, ci costringono ad allargare sul mare costeggiando la costa Ovest della Sardegna sino ad Oristano, da dove riprendiamo la rotta che ci porta sul VOR di Capo Carbonara. Lasciamo la Sardegna e con essa anche le nuvole. La velocità è buona e giunti a OSMAR (punto di ingresso nello spazio aereo tunisino, 53 MN a sud del VOR di Capo Carbonara), come programmato, contattiamo Tunisi Approch avvisandoli delle nostre intenzioni: non fanno nessun problema di autorizzazioni. Felici della bella notizia proseguiamo per Monastir dove atterriamo dopo 2 ore e 30 di volo.

Alla polizia che ci aspetta al posteggio in prossimità del posto di rifornimento facciamo vedere i passaporti. Con nostra grande soddisfazione ed un piccolo rammarico ci accorgiamo che l’efficienza aeronautica è dappertutto tranne che in Italia: infatti in un’ora facciamo benzina (in valuta locale, non ne accettano altre), presentiamo il piano di volo per Djerba, cambiamo la valuta, paghiamo le tasse di atterraggio e ripartiamo.

Lungo la rotta sorvoliamo la città di El Jem dove si trova il Colosseo Tunisino: un paio di 360 per le foto di rito e poi di nuovo verso Djerba che ci accoglie con un tempo "padano": foschia, nuvole e pioggia.

…lungo la rotta sorvoliamo la città di El Jem dove si trova il Colosseo Tunisino

Lunedì 6 maggio 2002.

Il giorno seguente ci mettiamo d’accordo telefonicamente con l’I-MAMI e fissiamo il "rendez-vous" in prossimità della Libia per le 14:30 locali (abbiamo una sola autorizzazione per entrambi gli aerei e l’arrivo deve essere in contemporanea).

Decolliamo da Djerba ancora col tempo "padano", coordiniamo con l’I-MAMI l’arrivo a Tripoli tenendoci in ascolto sulla 123.45. Atterriamo a Tripoli alle 15:34 locali e causa il forte vento frontale l’I-MAMI arriva 10 minuti dopo.

Atterriamo a Tripoli alle 15:34 locali.

Ad accoglierci Abdul, delegato della sicurezza libica che ci accompagnerà in tutti i nostri spostamenti sul territorio e Amer, comandante di una piccola compagnia aerea interna, interessata ai nostri voli di esplorazione del deserto.

Andiamo a Tripoli dove pernottiamo. Durante il percorso verso l’albergo scopriamo una città molto ordinata e pulita, strade ampie e ben illuminate (quella che collega l’aeroporto alla città è per diversi chilometri a 4 corsie per ogni senso di marcia). Si nota la mancanza assoluta di pannelli pubblicitari a cui noi siamo abituati.

Una rapida doccia, cena in città e subito a nanna. Il giorno dopo la giornata comincia alle 6:00. Nel frattempo Andrea parte in auto alla volta di Ubari (13 ore di viaggio), cedendo il suo posto in aereo ad Amer: lui ci assicura che la sua presenza serve per risparmiare sulle tasse aeroportuali e sull’acquisto dei fusti di AVGAS a prezzi per compagnie libiche.

 

Martedì, 7 maggio 2002.

Sveglia all’alba e subito in aeroporto.

… sveglia all’alba e subito in aeroporto.

Una volta agli aerei, risolte le lungaggini aeroportuali che ci fanno ricordare l’Italia, faccio uno scambio di posto con Amer, dapprima destinato insieme ad Abdul sull’I-MAMI.

Questo a causa della scarsa visibilità; Amer è un pilota del posto, così può aiutare Paolo mentre Guido, che ha un brevetto IFR, è più avvezzo al volo con scarsa visibilità.

 

Decolliamo alle 8:36 per Sebah dove arriviamo dopo un volo di circa 2 ore e 30 minuti sempre immersi nella foschia.

… Sebah dove arriviamo dopo un volo di circa 2 ore e 30 minuti sempre immersi nella foschia.

 

Scopriamo che quanto detto da Amer, che nel frattempo è stato ribattezzato da Paolo "Ramarro" perché continuava a zampettare e "toccacciare" tutti gli strumenti del 260, circa benzina e tasse è falso.

Ci dice. dopo una trattativa a porte chiuse, (se fosse stata aperta non avremmo comunque capito nulla), che non è riuscito ad ottenere un prezzo inferiore di quello ufficiale di $1,21 il litro e che siamo obbligati a pagare ben $163 per ogni aereo e per ogni atterraggio fatto in suolo Libico.

Decidiamo a questo punto, visto i costi, di non comprare tutta la benzina programmata e ridurre i giri.

Una volta arrivati ad Ubari, dove ci aspetta il povero Andrea che si è sacrificato per nulla, degradiamo Ramarro da comandante a pedone.

Continuerà a seguirci nei nostri giri sempre via terra su una delle fuoristrada previste nel tour.

Ad Ubari vi è una base aeronautica libica che, per la felicità di Paolo, ha una serie di SF260 in assetto da combattimento.

Facciamo amicizia con alcuni piloti militari e rimaniamo d’accordo che saremmo passati di nuovo al nostro ritorno.

… ad Ubari I-ISAH con il fratello cattivo in assetto da combattimento.

Dopo un frugale pasto a bordo pista, verso le 17:00, riprendiamo il volo per Ghat, ovviamente senza Ramarro.

Sorvoliamo ampie zone desertiche e quando la foschia ce lo permette riusciamo a vedere piccole formazioni montuose la cui sommità è completamente piatta. L’amico Guido le battezza subito portaerei.

Ne sorvoliamo qualcuna a pochi metri da terra: la turbolenza e la vicinanza del suolo fanno preoccupare Abdul a tal punto che decidiamo di risalire per non subire "annaffiature organiche libiche". Atterriamo con somma soddisfazione di Abdul dopo circa un ora e mezza di volo.

… piccole formazioni montuose la cui sommità è completamente piatta. L’amico Guido le battezza subito portaerei.

A Ghat, gli amici del "Gabbiano Livingston" (Il tour operator che ha organizzato i vari permessi di atterraggio in terra libica) ci accompagnano in un camping dove avremmo passato la notte.

Siamo in pieno Sahara. Narra un'antica leggenda che Allah, in collera con gli uomini, decise un giorno di punirli facendo cadere sulla Terra un granello di sabbia per ogni loro peccato. Dove un tempo c'erano foreste e savane, dove vivevano elefanti e gazzelle, nacque il Sahara, il deserto più grande del mondo.

A cena si decide che Andrea ed io andremo con il fuoristrada a visionare e preparare la pista "Corridoio Nord". La chiamiamo così perché è posta tra due grosse dune di sabbia color albicocca. Guido e Paolo rispettivamente con l’I-MAMI e l’I-ISAH ci raggiungeranno in volo senza passeggeri. Tutti gli altri poi andranno al campo base di Auis posto all’interno del parco nazionale dell’Akakus. Ramarro comincia a dare segni di indisponenza: il fatto di essere stato appiedato lo ha molto contrariato, e comincia a non andargli bene nulla.

Decide di non dormire nei bungalow attrezzati in campeggio e di farsi portare in albergo a Ghat. Viene prontamente accontentato, ma purtroppo non riusciamo a togliercelo di torno: infatti non fa che pochi metri ed il fuoristrada buca. Dopo la sostituzione ci riprova ma torna indietro perché l’albergo è chiuso (in Libia la stagione turistica va da ottobre ai primi di aprile). Suo e nostro malgrado dormirà in bungalow.

Improvvisamente si apre una caccia al serpente (erano anni dice poi il responsabile del campeggio che lì non se ne vedevano), che dopo una un’oretta viene catturato e barbaramente ucciso. Nessuno vuole più dormire nei bungalow preoccupati di trovare altri animali del genere.

La stanchezza è più forte del timore del serpente ed ad uno ad uno crolliamo sulle brande.

Paolino, Guido ed io dormiamo fuori dai bungalow perché fa troppo caldo e più che i serpenti ci mangiano le zanzare. Per fortuna la sveglia alle cinque per andare sulla pista mi toglie dal tormento di questi "vampiri".

Mercoledì, 8 maggio 2002.

Dopo 3 ore di fuoristrada arriviamo al "Corridoio Nord". La visibilità non è delle migliori, comunque la pista ci sembra decente. Segniamo le due testate pista con della calce e ne facciamo pulire circa 200 metri dal gruppo di Tuareg che abbiamo al seguito, allo scopo di non rischiare il danneggiamento dell’elica durante la fase del decollo.

 

…Segniamo le due testate pista con della calce e ne facciamo pulire circa 200 metri dal gruppo di Tuareg

 

Aspettiamo l’I-MAMI che ci sorvola per ben due volte senza vederci.

Il GPS gli indicava che eravamo proprio sotto di lui, ma la foschia gli impediva di vederci. All’ennesimo tentativo e dopo essersi abbassato un pò ci scorge, effettua un paio di 360 e bassi passaggi e poi, finalmente, atterra.

La pista regge bene. Guido ha il privilegio di essere tra i primi, se non il primo, ad atterrare nel deserto libico dal dopoguerra.

Guido ha il privilegio di essere tra i primi, se non il primo, ad atterrare nel deserto libico dal dopoguerra.

Atterrando, Guido ci dice che a Ghat hanno avuto qualche problema a partire, perché in torre facevano difficoltà a causa della scarsa visibilità.

Mettendo in atto la sua abilità oratoria (Guido svolge con successo l’attività di avvocato) era riuscito a decollare tranquillizzandoli una volta in volo, dicendo che poco più in là di Ghat la visibilità era migliore (pinocchiata).

Subito dopo decolla Paolo che invece rinuncia e con abile intuizione (ed altra pinocchiata) avverte la torre che non prosegue per l’elevata temperatura dell’olio. Così facendo non fa bloccare Guido.

Dopo le foto di rito Guido riparte per Auis e noi, con altre 3 ore di fuoristrada, arriviamo al campo base dove troviamo tutti gli altri, Paolo compreso.

con altre 3 ore di fuoristrada, arriviamo al campo base.

Giovedì, 9 maggio 2002.

Guido e Paolo vanno a Ghat a prendere l’I-ISAH per poi provare la pista "Lago".

L’I-ISAH a Ghat.

In fuoristrada prima di raggiungere la pista denominata "Lago" attraversiamo le dune di "In Elobù", alte dune di sabbia finissima e rossiccia.

In cima ad una di queste le nostre guide Tuareg ci preparano l’immancabile the alla menta. Da lì si scorge in lontananza l’area dove Paolo e Guido atterreranno, così alcuni di noi decidono di proseguire a piedi. Siamo prontamente fermati da Ramarro: a parer suo la zona è piena di sabbie mobili. Increduli interroghiamo i nostri Tuareg sulla questione, e per tutta risposta si fanno delle grasse risate ridicolizzando il sempre meno creduto Ramarro. Paolino ed io ci incamminiamo scalzi. La sabbia è impalpabile e la sensazione è di camminare nel borotalco. Stupendo. Intanto le nostre guide ci raggiungono, saliamo sui fuoristrada ed arriviamo alla pista. E’ perfetta. E' il fondo asciutto di un vecchio lago salato, compatto e senza alcun ostacolo. Preventiviamo che atterreranno verso le 13:30 e quindi continuiamo a visitare la zona. Passiamo una formazione rocciosa battezzata dagli indigeni "L’elefante" per la sua rassomiglianza col simpatico mammifero.

Siamo nel Uadi Lancusi dove vediamo un’altra formazione rocciosa a forma di tempio dorico.

… formazione rocciosa a forma di tempio dorico.

Le rocce della zona sono piene di graffiti rupestri raffiguranti battute di caccia al muflone dalla barba bianca, cammelli stilizzati, pastori e un campo di battaglia.

Nel frattempo si è fatta l’ora in cui i nostri due comandanti dovrebbero arrivare e quindi torniamo passando davanti ad una grosso masso, denominato con una sola parola in lingua Tuareg, e che non saprei da che parte cominciare a scrivere, ma il cui significato è "sasso di colui che scommettendo di riuscire a salirvici non è più riuscito a scendere".

Arriviamo alla pista che Guido e Paolo sono già atterrati e ci aspettano da circa 10 minuti. All’ombra delle ali del Cessna la temperatura è intorno ai 35 gradi.

Pranziamo all’ombra dell’"Elefante". Ci facciamo una siesta rigenerante e dopo aver visto altri disegni torniamo agli aerei. Il caldo e gli ostacoli (dune di sabbia) in testata pista ci preoccupano un poco. Dopo varie ipotesi se cambiare la direzione a scapito di una minor qualità del fondo, oppure far prendere una buona velocità agli aerei e virare molto vicini a terra per non avere poi nessun ostacolo, ecco che ci viene a dare una mano una leggera brezza di vento serale. Il decollo è senza alcun problema per entrambi.

Ora però avremo circa 4 ore di fuoristrada che confrontati con i 20 minuti in aereo sono un' eternità. Ci sorprende il buio e qui scopriamo che anche i Tuareg hanno un limite nell’orientarsi se non vedono. In prossimità del campo base non imbrocchiamo la pista giusta. Giriamo a vuoto per diversi chilometri sino a quando la tecnologia non ci viene in soccorso. Paolino accende il suo GPS nel quale prudentemente aveva memorizzato la posizione del campo base che in pochissimo tempo raggiungiamo.

Venerdì, 10 maggio 2002.

Altra pista altra corsa. Dal campo ci spostiamo a Uan Mellalt, dove troviamo degli esempi di arte rupestre tra i più interessanti di tutta l’Africa, risalenti a migliaia di anni fa. Quattro sono i periodi principali, il primo da 8000 a 5000 a.c. caratterizzato da figure umane con la testa tonda (marziani?). Il secondo periodo fino a 2000 a.c. è caratterizzato da numerosi animali: gazzelle, giraffe, ippopotami e bestiame dalle lunghe corna. Nel Terzo periodo c’è un cambiamento climatico e scompaiono alcuni animali. Il Quarto periodo con scritture dell’alfabeto "Tifinagh" ancora utilizzato dai Tuareg.

Raggiungiamo la pista di "Timatalini" passando in un’aerea desertica somigliante ai Gran Canyon Americani: un paesaggio fantastico.

"Timatalini" passando in un’aerea desertica somigliante ai Gran Canyon Americani.

I nostri due bravi comandanti ci aspettano dopo essere atterrati prima su di una "portaerei" rocciosa nell’Akakus, ai confini con il Ciad, dove il deserto è una immensa distesa di sabbia e rocce frastagliate dal vento ricche di incisioni rupestri, e poi sulla pista di "Timatalini". Nel pomeriggio si torna ad ammirare le incisioni rupestri di Bubbu e si percorre, circondati da alte dune sabbiose, un pezzo di una vecchia pista utilizzata dalle carovane che attraversavano il Sahara. Andiamo a far visita a Scorta, un vecchio Tuareg soprannominato così per la sua disponibilità a fare qualunque cosa. Vive, e sinceramente non si capisce come, in questa zona semidesertica con la moglie, la vecchia suocera, due figli e qualche capretta.

… Scorta, un vecchio Tuareg

Le nostre guide contrattano l’acquisto di una capretta. Sarebbe stata la cena di quasi tutti in quanto Guido ed io siamo vegetariani. Cerco di oppormi ma la maggioranza già pregusta la grigliata. Paolino mi ha poi confessato che le grida dell’animale erano state così strazianti che non è riuscito a toccarne un solo pezzo. Pernottiamo tutti nel deserto e per l’occasione la Via Lattea, aiutata dalla mancanza di luna, si fa vedere nella sua magnificenza.

… pernottiamo tutti nel deserto.

 

Sabato, 11 maggio 2002.

La notte è trascorsa nel migliore dei modi e la luce del mattino ci sveglia presto.

Paolo e Guido partono, dopo aver fatto un basso passaggio, per provare l’ultima pista nel deserto del Tin Eilen (Miraggi), battezzata "Corridoio Sud" e dove, come sempre, ci aspettano.

… un basso passaggio dell’I-ISAH

I loro 20/30 minuti di volo corrispondono a 3/4 ore di sballottamenti in fuoristrada.

Una volta arrivati mangiamo tutti insieme sotto l’unica pianta di acacia nel raggio di decine di chilometri e poi rientriamo al campo base. Questa volta Paolino ed io saliamo a bordo, evitando così quasi 5 ore di fuoristrada.

… mangiamo tutti insieme sotto l’unica pianta di acacia nel raggio di decine di chilometri

Domenica, 12 maggio 2002.

Siamo oramai sulla via del ritorno. Si parte con l’intenzione di effettuare dei voli panoramici su alcuni laghi della zona di Ubari, ma la scarsa visibilità ci fa rinunciare ed atterrare ad Ubari.

Si rischia molto. Contrariamente all’andata non era stato fatto nessun piano di volo per Ubari e oltretutto si atterra senza neppure comunicare con la torre, la frequenza all’andata ci era stata fornita da "Ramarro" ora era rimasta a terra insieme a lui.

La paura di essere "blindati" è presto fugata, per la fortuna di tutti ci sono gli stessi militari dell’andata. Ironia della sorte ci ringraziano per esserci ricordati di loro ripassando da Ubari. A questo punto proviamo a forzare la mano alla fortuna e timidamente chiediamo del carburante ai militari che tra alcuni "no, ma, forse" alla fine si decidono a dire "ok".

Facciamo subito benzina prima che ci ripensino e sorpresa nella sorpresa non ci fanno pagare. Questa volta la fortuna ci ha assistito alla grande.

Alla fine tante tante strette di mano per saluti e poi via per Tripoli dove giungiamo in serata dopo aver sorvolato 700 km di deserto.

Lunedì, 13 maggio 2002.

Il rientro avviene lungo la rotta Tripoli-SARKI (sul mare 70 Nm a nord di Tripoli)-SALIB (sempre sul mare 50 Nm a est di Pantelleria)- Palermo.

Durante la tratta siamo sempre in contatto con l’I-MAMI che ci segue e che ci saluta, proseguendo per Urbe (rientrerà poi a Treviso dopo uno scalo tecnico a Porto Rose in Slovenia, fatto per ottenere benzina sdoganata a Roma), quando siamo in prossimità della Sicilia.

Rieccoci in Italia, l’Ufficio Controllo Traffico ci avverte che non avevano ricevuto nessun piano di volo e, peggio ancora, che non avevamo osservato un Notam che obbliga a chiedere con almeno 24 ore di anticipo l’atterraggio.

Questo per l’intenso traffico e per l'impossibilità di lasciare l’aeromobile a causa della limitata area di parcheggio.

Spieghiamo che arriviamo dalla Libia, che il piano di volo non ci era stato rifiutato e che, visto l’intenso traffico (un charter Palermo-Bergamo credo) saremmo ripartiti subito dopo aver fatto benzina, lasciando libero anche il posteggio che al momento ci vedeva come unico traffico.

Facciamo il controllo di polizia e i ridicoli controlli doganali (si pensi che i funzionari doganali non si muovono dai loro uffici, quindi il controllo avviene portando il bagaglio dall’aereo ai loro uffici, questo poi viene controllato e riportato in aereo, che non viene nemmeno visto dai funzionari ...).

Dopo ben 2 ore partiamo per Marina di Campo (scalo tecnico di 24 minuti per rifornire e pagare le immancabili tasse) e poi per Bresso dove atterriamo alle 19:58 dopo aver totalizzato ben 28 ore e 16 minuti di tour.

Ad attenderci gli amici Frigerio, Boldoni e Battistello l’Africano.

 

 

 

I-MAMI

Guido Simonetti, Paolo Rosin, Andrea Guerra

I-ISAH

Paolo Gavazzi, Salvatore Tasca

 

 

…. e i prossimi chi saranno?

 

L’itinerario

 

 

 

 

 

 

 

 

Data

Da

A

Ora decollo

Ora atterraggio

Durata

D. 05/05/2002

Bresso

Figari

10,14

12,16

2:02

D. 05/05/2002

Figari

Monastir

14,13

16,47

2:34

D. 05/05/2002

Monastir

Djerba

18,09

19,01

52

L. 06/05/2002

Djerba

Tripoli

14,22

15,34

1:12

6:40

 

 

Data

Da

A

Ora decollo

Ora atterraggio

Durata

M. 07/05/2002

Tripoli

Sebah

8,36

11,14

2:38

Me. 07/05/2002

Sebah

Ubari

14,14

14,55

41

Me. 07/05/2002

Ubari

Ghat

16,41

18,17

1:36

G. 08/05/2002

Ghat

Ghat

14,00

14,20

20

G. 09/05/2002

Ghat

A/S Lago

10,46

13,08

2:22

G. 09/05/2002

A/S Lago

A/S Auis

17,10

17,30

20

V. 10/05/2002

A/S Auis

A/S Acacus

11,05

11,27

22

V. 10/05/2002

A/S Acacus

A/S Timatalini

13,22

13,48

26

S. 11/05/2002

A/S Timatalini

A/S Corridoio Sud

7,40

8,02

22

S. 11/05/2002

A/S Corridoio Sud

A/S Corridoio Sud

8,55

9,14

19

S. 11/05/2002

A/S Corridoio Sud

A/S Auis

14,47

15,14

27

D. 12/05/2002

A/S Auis

Ubari

8,30

11,10

2:40

D. 12/05/2002

Ubari

Tripoli

16,37

19,24

2:47

15:20

 

 

Data

Da

A

Ora decollo

Ora atterraggio

Durata

L. 13/05/2002

Tripoli

Palermo

11,14

14,09

2:55

L. 13/05/2002

Palermo

Marina di Campo

16,13

18,22

2:09

L. 13/05/2002

Marina di Campo

Bresso

18,46

19,58

1:12

6:16

Per un totale di 28 ore e 16 minuti.


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